Alessio Maria Romano

Bye Bye

“Nulla è cambiato. Tranne forse i modi, le cerimonie, le danze. Il gesto delle mani che proteggono il capo è rimasto però lo stesso.”

– Wislawa Szimborska.
Direzione e coreografia:
Alessio Maria Romano
Creazione e performance:
Ornella Balestra, Filippo Porro, Andrea Rizzo, Valerie Tameu e Isacco Venturini
Drammaturgia: Linda Dalisi e AMR
Disegno luci: Matteo Crespi
Progetto musicale: Riccardo Di Gianni
Costumi: Giada Masi
Gli abiti delle due danzatrici sono di:
Salvatore Piccione
Assistente alla creazione:
Riccardo Micheletti
Organizzazione: Eleonora Cotugno
Produzione:
Lac Lugano Arte
e Cultura
In coproduzione con:
Torinodanza Festival /
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale /

Bye Bye nasce da quello che io considero un regalo, dalla richiesta del direttore della Biennale Teatro Antonio Latella di indagare sul tema della censura e su come questo possa, in qualche modo, riguardarmi. 
Bye Bye è un ironico saluto a ciò che ognuno dovrebbe essere e a ciò che invece vorrebbe essere. Un commiato rivolto a tutto e a tutti: ciò che viene dopo è qualcosa ancora da scoprire e desiderare. Abbiamo ancora il coraggio di desiderare, dopo tutte le informazioni e le costrizioni che influenzano il nostro scegliere?
Bye Bye è un ricordo, un insieme di immagini, suoni e azioni. Bye Bye è un punto di vista che permette di concretizzare il concetto – complesso – di censura nell’idea – semplice – dell’assenza che la censura causa, determinando l’impossibilità di continuare ad esprimersi. La censura diventa strumento di costruzione di buchi e vuoti nella nostra stessa esistenza. Bye Bye è un gioco in cui bisogna scoprire cosa manca. Un unico sistema coreografico che si trasforma a seconda della propria libertà. Nella nostra ricerca non abbiamo raccontato la censura mostrando gli strumenti dei censori e forse abbiamo a tratti anche rinunciato a raccontarla. Nella nostra indagine abbiamo semplicemente cercato di porre alcune domande a noi stessi e, metaforicamente, a tutti. Il lavoro nasce come una creazione collettiva in cui io e la drammaturga Linda Dalisi abbiamo semplicemente messo insieme i pezzi. Si tratta di frammenti che fotografano differenti possibilità, a cui viene però negata qualsiasi completezza, come accade a quei libri, film, spettacoli, quadri, idee, a cui la censura ha sottratto il diritto a essere compiuti. Dov’è la logica che spiega questa mutilazione? Da dove nasce questo terribile potere?
Bye Bye è un concerto in cui la musica la fanno i cinque performers Ornella Balestra, Filippo Porro, Andrea Rizzo, Valerie Tameu e Isacco Venturini che insieme all’intera squadra tecnica e artistica hanno messo a disposizione le loro storie e le loro azioni per un atto di scelta e ricordo. Bye Bye è un omaggio a tutte le donne e a tutti gli uomini che il potere di turno ha nascosto ed eliminato, “bucando” le loro vite in nome di un’idea di “giustizia”. Un concerto per tutti noi che cerchiamo disperatamente di colmare i nostri buchi e di costruire.
Bye Bye è un lavoro complesso come può essere complesso solo un sogno, un desiderio, una speranza dove il proprio corpo e quello dell’altro sono come un luogo comune da cui partire o forse ripartire.
Alessio Maria Romano

Esiste un mostro proteiforme che sfugge agli interrogativi e che estende i suoi tentacoli nel tempo, nello spazio, nei linguaggi, nelle forme, nelle tematiche, nei comportamenti, nelle conseguenze, negli scopi, nella funzionalità. Non dirò il suo nome. Le regole del gioco non sono le stesse da un punto all’altro di questa costellazione, e non è neanche detto che il gioco sia lo stesso. Non siamo di fronte a un gioco. La giustizia c’entra, la sua negazione pure. D’altra parte allargare i confini d’azione di questo mostro significa banalizzarlo, e nessuno vuole banalizzare un tale tormento per i destini degli uomini. Cosa lascia? Difficile dirlo, si potrebbe azzardare un elenco: bruciature, lacerazioni, nero, sgomento, incredulità, sconfitta, rabbia, reazione. No, impossibile azzardare un elenco; sarebbe l’elenco della storia del mondo.
Quel mostro un giorno incontra cinque esseri, anzi cinque esseri si scontrano col suo squamoso addome, e lo guardano dal basso verso l’alto. Qualcuno stringe il pugno al suo indirizzo in segno di sfida. Qualcuno salta al suo orecchio e gli sussurra incantesimi di guerra. Qualcuno soccombe per poi rialzarsi. Rialzarsi, ma come? Fare squadra e inventare una lingua diventa una possibile via di salvezza. Conoscere il nemico per poterlo affrontare. E dopo lo studio si scende sulla scena. Un’ultima arma a disposizione dei cinque è un codice maliziato, per passarsi le informazioni: fingere una cosa per dirne un’altra. Anche perchè c’è sempre qualcosa che non si può più dire. “Non è che non me lo ricordo è che non posso dirlo”.
La chitarra agitata nel vento suona la carica e i cinque vanno incontro al loro destino, che pian piano assume l’aspetto di una fetta di groviera in un panino.
La luce segna a terra un impercettibile “io”.
One more time, il mantra dice che c’è ancora una possibilità. Si ricomincia.
Linda Dalisi